2 ottobre 2016

La differenza tra monitorare e misurare il pH nei laboratori di fecondazione assistita

fecondazioneassistitaIl pH è l’indicatore più affidabile dei livelli di acidità in fluidi o biologici ed è un indicatore affidabile di ambiente nei media in cui embrione coltura avviene. Una corretta impostazione, il monitoraggio e la stabilizzazione dei livelli di pH durante le procedure di fecondazione in vitro in laboratorio è di fondamentale importanza. i livelli di pH controllano più processi intracellulari che hanno un impatto importante sull’embrione e lo sviluppo fetale. Se i livelli di pH non sono strettamente monitorati e controllati, la capacità dell’embrione di crescere, differenziare e sviluppare è notevolmente ridotto, e potenzialmente con un conseguente minor numero di nati vivi per ogni ciclo.
Tecnologie per la misura del pH point-in-time come i Blood Gas Analyzers e i pHmetri con elettrodo esistono da anni e continuano ad essere utilizzati nelle cliniche di fecondazione in vitro in tutto il mondo. Queste tecniche offrono un’istantanea del livello di pH in un dato momento, ma vi è una significativa differenza tra un controllo “spot” del pH ed un monitoraggio continuo del pH..
Come Brian Leonard, ex Embriologo anziano, della Princeton FIV sostiene:
“PH è un indicatore affidabile dell’ambiente circostante il terreno di coltura dove l’embrione si sviluppa. Il monitoraggio continuo, senza rimuovere il supporto dal incubatore, garantisce la stabilità durante il ciclo. ”

Il monitoraggio continuo durante un intero ciclo consente l’analisi “Time laps” dei dati del pH e permette agli embriologi di sapere immediatamente se il loro ambiente di coltura cellulare sta cambiando e in quale misura. Quegli strumenti che colgono una istantanea del momento del livello di pH non possono farlo ed hanno perciò una forte limitazione.
Un altro componente critico è offrire tecniche invasive rispetto a tecniche non invasive. Se la tecnologia utilizzata richiede la rimozione della Petri dish (o l’apertura e chiusura della porta dell’incubatore) la temperatura nell’incubatrice cala, i livelli di CO2 scendono e l’umidità può aumentare o diminuire. Così, si potrebbe involontariamente causare uno shock agli embrioni. Questo rischio è aggravato dal rischio di errore umano dato il  lavoro necessario nelle misurazioni del pH in point-in-time e che in genere necessitano di calibrazione giornaliera.
“Esponendo i terreni di coltura IVF a condizioni atmosferiche al di fuori dell’incubatore per prendere una lettura di pH, potrebbe generare confusione nei risultati, ed il valore del pH potrebbe non essere esattamente ciò che si trova all’interno dell’incubatore.” Sostiene Mike Britt, embriologo, Seattle Reproductive Medicina
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